domenica 1 febbraio 2026

Give your feedback on: European Open Digital Ecosystems

Introduzione: la commissione Europea, il 12 gennaio 2026, ha pubblicato una campagna partecipata di raccolta di suggerimenti sulla “Strategia Ecosistema Digitale dell’Open Source” a sostegno della sovranità tecnologica. Ciò che segue vuole essere un contributo concreto all’indirizzamento delle azioni per l’ottenimento dell'obiettivo che l’iniziativa si è posta.


Premessa: è necessario creare un “ecosistema tecnologico europeo certificato” fatto di componenti software e hardware che punti a erogare servizi che utilizzano esclusivamente soluzioni europee indipendenti.


Definizioni: l’open source e l’open hardware forniscono i mattoni di base sui quali anche i colossi del cloud, come AWS (Amazon) e Google Cloud, basano i loro servizi. Finanziare, direttamente o indirettamente, soltanto i progetti open source e open hardware non doterà l’UE di un ecosistema di soluzioni indipendenti. Anzi questo potrebbe rafforzare le soluzioni cloud dei colossi del cloud. Inoltre come si fa a decidere quali progetti Open finanziare ?


La soluzione proposta: prevedere una certificazione, basandosi su l'ottimo lavoro fatto ad esempio, dal team di PNT (Piattaforma Nazionale per la Telemedicina) in Italia, per avere una certificazione reale, sia del processo che del prodotto, per certificare le componenti dell’”ecosistema tecnologico europeo”. Questo ecosistema deve essere fatto di data center, che devono risiedere sul territorio di stati membri, devono usare sistemi operativi certificati “ecosistema tecnologico europeo” basati su Sistemi Operativi open source (si lavori ad una lista corta di sistemi operativi che può essere Debian, Ubuntu, ecc.), basato su hardware “ecosistema tecnologico europeo”. Questo ecosistema deve essere fatto di servizi base certificati “ecosistema tecnologico europeo” basati su DBMS open source (si lavori ad una lista corta di DBMS come PostgreSQL, MySQL), di WebServer (come Apache HTTP Server), di VPN (Wireguard) tutti obbligatoriamente “self-hosted”. Si certifichino i progetti open di iA e il self-hosting di questi. Si certifichino i progetti di integrazione open source (come Apache Camel) che devono usare protocolli aperti e condivisi (come HL7). Tutto questo ecosistema certificato deve avere come condizione tecnologica di base l’indipendenza da servizi “esterni” rispetto all’ecosistema stesso.


Tale certificazione avrà come target (chi la deve richiedere) le soluzioni software delle aziende pubbliche e private europee e con tale certificazione, la chiave di tutto, deve portare all’ottenimento di fondi stabili e continui di finanziamento e non costare al progetto richiedente la certificazione. Sarà l’azienda richiedente la certificazione e quindi il finanziamento che dovrà documentare un supporto economico ad alcuni progetti open facenti parte della soluzione certificata. Questo è per buona parte un approccio “regolatorio” cosa che l’UE sa fare bene.


Così facendo si avranno una serie di data center certificati, non sottoposti al “Cloud Act USA” e una serie di servizi software di base certificati e solo le soluzioni hardware e software che “girano” su tali ecosistemi potranno beneficiare dei finanziamenti dell’UE, solo le soluzioni che hanno questa certificazione potranno avere la compliance verso i servizi nazionali di IAM, di Privacy e interoperare con i servizi Sanitari e Statali dei paesi membri e con le Regioni (negli stati come in Italia dove la Sanità è demandata a queste).


Come finanziare tutto questo: puntando alla costruzione di due ecosistemi così certificati, uno per i cittadini dell’UE e uno per la difesa dell’UE (clone del primo) e quindi usando i fondi previsti per il piano “ReArm Europe”. Questo perché la costruzione di un “ecosistema tecnologico europeo per uso militare” dovrebbe essere l’obiettivo di “ReArm Europe”, prima che l’acquisto di armamenti, ed Internet è nata proprio con questa bivalenza che potrebbe portare all’ottenimento della sovranità dell’UE sulle comunicazioni e sulle infrastrutture tecnologiche che sono alla base di tutto.


Riferimenti:

“Campagna Europea”: https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-opens-call-evidence-open-source-digital-ecosystems

“ReArm Europe”: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2025/769566/EPRS_BRI(2025)769566_EN.pdf

“Debian”: https://www.debian.org/

Ubuntu: https://ubuntu.com/

PostgreSQL: https://www.postgresql.org/

MySQL: https://www.mysql.com/

Apache HTTP Server: https://httpd.apache.org/

Wireguard: https://www.wireguard.com/

Apache Camel: https://camel.apache.org/

HL7: https://www.hl7.org/

https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/16213-European-Open-Digital-Ecosystems_en


domenica 16 marzo 2025

Su ReArm EU

C'è un pericolo su questo tema. Dico la mia da anti-militarista e da contrario alla guerra. ReArm UE se spende i soldi in infrastruttura (come si legge in più di qualche proposta) per la difesa, e non in granate e mitra (come dice qualcuno che la vuole buttare in casciara), potrebbe essere il primo passo per staccarsi dall'imperialismo USA, che schiaccia tutto, e mandare a casa la NATO. Quindi potrebbe essere l'iniziativa, condivido che apparentemente la più brutta, per far nascere una UE reale e indipendente.

Il discorso della Presidentessa von der Leyen parla esplicitamente di "interoperabilità" che è la parola chiave per fare riferimento ad una piattaforma comune di coordinamento perché si acquisterebbero soluzioni in maniera congiunta quindi soluzioni che possono dialogare fra di esse. Fa anche un riferimento alle soluzioni "cyber", che non prevendono l'uso di militari per le azioni, e anche queste in un'ottica comunitaria implica la dotazione di soluzioni tecnologiche comuni.

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/sv/statement_25_673

Anche nell'articolo sotto de "ilPost" si parla di vincolo all'acquisto di dispositivi che possono "dialogare fra loro":

https://www.ilpost.it/2025/03/12/riarmo-europeo-800-miliardi-rearmeurope-von-der-leyen/

Cosa voglio dire: se si vincola la spesa a soluzioni interoperanti si punta verso una difesa UE autonoma. Questo implica a stretto giro un ulteriore finanziamento per la creazione in UE della produzione di microprocessori (problema non risolto e che blocca la crescita UE) e nel piano ReArm è previsto il coinvolgimento di aziende private in questo senso. Inoltre sarebbe il primo passo per staccarsi, come dicevo, dalla NATO che controlla attualmente tutti i canali di comunicazione sia civili che militari. 

Mi costa dirlo, da anti-militarista e contrario assolutamente alla guerra e alla politica del più forte, ma per ottenere l'indipendenza dalla NATO bisogna partire dalla difesa e poi, a scendere, potremo pensare ad un sistema finanziario indipendente da USA (cripto), comunicazioni indipendenti da StarLink (Musk) e Huawei (Cina), di Huawei sono tutti gli access point che troveremo nei nostri ospedali perché è l'unico disponibile nel catalogo CONSIP.

Se resta tutto come è l'UE, dei popoli e rispettosa della cultura di questa parte di mondo nella quale io confido, sarà una utopia schiacciata fra Cina e USA. Il problema dell'intelligenza artificiale è anche correlato a questo atteggiamento imperialista. In UE ci sono leggi per la tutela della privacy figlie di una cultura che mette al cento le persone, gli USA con le big-tech (Microsoft, Google, Amazon ecc.) stanno spingendo per smantellarle tacciandole come freni per l'innovazione. L'iA in ambito medico con la Sanità Pubblica la si può usare con soluzioni che girano in locale senza DOVER passare i dati a cinesi e americani mediante i cloud pubblici, dati sulla salute delle persone.

giovedì 17 febbraio 2022

La pena

 Oggi Gherardo Colombo, a Palazzo di Giustizia di Milano per "Mani pulite 30 anni dopo", ha cantato, in pratica, "Rubare per fame non è reato" (F. De Andrè) perché si è detto deluso dal "sistema della pena".

Un approccio simile al "Metodo Di Bella" (metodo rivoluzionario per la cura del cancro che principalmente cercava di approfondire il contesto organico a 360° nel quale si era sviluppata la malattia per poter meglio commisurare la cura, poi tacciato di antiscientismo), lo paragono in senso positivo: guardare il contesto nel quale si svolge un reato. Non lo si fa mai, dice lui. Il magistrato guarda l'atto e infligge la pena. 

Racconta di quando lui si è trovato a dover consentire l'incontro fra un ragazzino e il padre da lui stesso messo in carcere per rapina qualche tempo prima. E in quella situazione ha visto il suo atto, quello di infliggere la pena del carcere a quel rapinatore, nella sua interezza ed appunto si è visto come colui che ha condannato quel padre a non poter stare con il figlio. Parla di "un sistema lontano dalla vita vera."

Queste parole del Colombo vengono pronunciate poco dopo quelle, tante, di Sergio Cusani che di quegli anni fu, suo malgrado, protagonista e che ha descritto in una rapida carrellata di milamiliardi di lire che definivano la storia industriale e finanziaria d'Italia, Cusani che in conclusione ha detto di essere a disposizione di chiunque voglia analizzare ed elaborare in maniera "collettiva" quei fatti e quegli anni, interessante.

Colombo chiede scusa, ripetutamente, scusa per quello che sta per dire, scusa per il luogo in cui sta per dirlo. Chiede scusa al uditorio, fatto di giovani avvocati e magistrati, aspiranti tali e tali di vecchia data, e ultimo ma non ultimo Sergio Cusani: agnello sacrificale e simbolo del male nella stagione, "Mani pulite", che si vuole celebrare.

Gherardo Colombo ha dichiarato di aver lasciato la magistratura perché ad un certo punto non credeva più nel principale principio applicato da lui e dai suoi colleghi: la pena.

E' sintomatico osservare come alcune persone possano fare questa evoluzione, che per qualcuno può essere una involuzione ma poco cambia, da Dio a Diavolo, dal bianco al nero, da giudice a rapinatore... un esercizio, estremamente costoso, di empatia che ti porta a rinnegare ciò che eri quando per diventare ciò che eri hai fatto fatto un lavoro importante: non credo che nel pool di mani pulite fossero entrati i primi sei PM liberi in quel momento. Una evoluzione inevitabile però nelle grandi persone perché a guardare il video in cui Craxi riconosce davanti alle telecamere e ai suoi accusatori che sapeva da "quando portava i pantaloni alla zuava" che il sistema di finanziamento ai partiti era illegale e non se ne è mai dichiarato pentito, tirando dentro anche l'ex presidente della repubblica Napolitano.

Sicuramente l'uso della detenzione preventiva in maniera "leggera", il clamore mediatico, l'acclamazione popolare a "salvatori della patria" li aveva esaltati questi qua e quindi il cadere da così in alto deve essere stato molto brutto e sarà per questo che il pool si è disperso e disciolto in un allontanamento da quei fatti e da quei ruoli.

venerdì 23 luglio 2021

Saremmo diventati cosa ?

Ho letto, di recente, "Sarei stato carnefice o ribelle ?" di Pierre Bayard  (Sellerio editore), un bel libro nel quale l'autore racconta, inventando, come si sarebbe comportato e quali scelte avrebbe fatto se fosse nato nel 1922, come suo padre, e si fosse trovato nel periodo storico che ha costruito le basi affinché la seconda guerra mondiale scoppiasse. Tutto basato su un perfetto mix di fatti storici, analogie con personaggi dell'epoca, auto-analisi psicologica e ipotesi il percorso del giovane protagonista di questa storia si svolge a diretto contatto con chi ha scelto di salire sul carro del "nazional-socialismo", chi ha dovuto abbandonare tutto per scappare perché perseguitato per questioni raziali, chi ha scelto di essere carnefice e chi ribelle nel periodo dell'occupazione nazista della Francia negli anni 1940-44.

Successivamente, in occasione dei 30 anni di World Wide Web, era appunto il 1989 quando Tim Berners-Lee al CERN di Ginevra proponeva un database ipertestuale con link e struttura reticolare, riflettevo su come abbiamo "sfruttato" le potenzialità della rete trasformando uno strumento a fortissimo carattere libertario e comunitario, costruito architetturalmente in maniera orientata a questi valori, in uno strumento commerciale, inoffensivo per il "sistema".

Sto leggendo "Game Over" di Alessandro Baricco, tema: preistoria e storia di come siamo arrivati alla civiltà "iper-connessa" contemporanea.

Dalla permanenza nei miei pensieri e riflessioni di questi tre elementi è nata una idea: mi piacerebbe raccontare, in un libro, la contemporaneità alternativa che si sarebbe venuta a creare se negli ultimi trenta anni avessimo sfruttato la rete e le nuove tecnologie per il bene dell'umanità.
Al contrario di ciò che fa Bayard nel suo libro io vorrei mettere al centro una comunità, non un individuo, anzi, quasi per un gioco "al complementare", ci metterei la comunità più grande che ci possa essere: l'intera umanità.
Come nel libro di Bayard vorrei usare elementi oggettivi e specifici per evidenziare l'esistenza di un bivio, una biforcazione, non sempre evidente nel momento in cui si è creata la possibilità di prendere una strada o l'altra, ma a posteriori molto evidente come momento di scelta, di orientamento generale.
Voglio, se non dare la risposta, almeno rendere evidente il dubbio:

Saremmo diventati cosa ?

E questi sarebbero i capitoli:

Capitolo 1 - Nei libri sono custodite le cose più inenarrabili
Capitolo 2 - La dipendenza
Capitolo 3 - ...


mercoledì 3 febbraio 2021

Ecosistemi esistenti e da fare

Un video del buon Giulio Brotini, lo trovi qui, mi ha dato un ottimo punto di vista su una questione alla quale lavoro da tempo nel mio ambito, ma che ritengo valga in generale: il concetto di ecosistema.

Tutto l'ambito tecnologico può essere diviso in due mondi: quello delle macchine e quello degli esseri viventi (no uso il termine "umano" perché ormai le interazioni con le macchine avvengono anche se sei una mucca in un allevamento intensivo, o se sei un fagiolino coltivato con l'agricoltura di precisione). Quando questi due mondi interagiscono scatta una cosa che viene detta "user experience". Questa user experience, è stato ampiamente dimostrato, risulta migliore e quindi più piacevole, ma anche più produttiva, più efficace, quando avviene in un "ecosistema".

A cosa mi riferisco: Apple lavora ad un ecosistema, da sempre praticamente, ma con i nuovi processori "silicon" sembra essere sulla buona strada per ottenere una interoperabilità e compatibilità fra tutte le componenti software e hardware. Apple sta puntando evidentemente su App, smartphone, tablet, TV, domotica ecc. tutto integrato. In pratica in cosa si traduce questa "interoperabilità" ? Cominci un lavoro sul tablet, lo segui con lo smartphone e lo termini con il notebook, mentre ci lavoro in casa le luci vanno sullo scenario "smartworking" per switchare sullo scenario "hometheater" quando vai sulla Apple Tv. Ad esempio.

Microsoft non ha questo "ecosistema", forse sta provando ad imporlo con le soluzioni business (devi per forza usare il loro dbms, il loro crm, il loro erp se vuoi che ragionino assieme e formino un ecosistema business).

Amazon l'ecosistema lo sta creando il il cloud, AWS. In AWS lo sviluppatore trova le componenti già pronte per usare, nelle proprie soluzioni, componenti DB, NoSQL, BI, AI, ecc.

Queste tendenze dei grandi player del mercato informatico sembrano confermare la tesi per la quale il futuro è degli "ecosistemi".

In ambito "Linux" si potrebbe fare, anzi io che condivido questa tesi, credo si DEBBA fare. Flathub, ad esempio, punta a raccogliere app adatte a "qualunque distribuzione Linux". Se si riuscisse, in futuro, a far girare le app per Linux su Android ed il contrario (cosa non tanto difficile se vedi progetti come Flutter/Dart di Google) si potrebbe arrivare ad avere un ecosistema, in questo caso più ricco di quello Apple perché costituito da tutte le app per Android + tutte le app per le varie distro Linux. La stessa app che uso sul tablet, la uso sullo smartphone e sul notebook.Per la domotica c'è Home Assistant che anche lui dovrebbe fare una evoluzione nella direzione dell'integrazione facile ed il "gioco" è fatto.

Il vantaggio è per l'utente, in termini di esperienza d'uso ed economici: compro una app e la uso da per tutto.
Il vantaggio per il fornitore di app e servizi è notevole: gli utenti aumentano di tantissimo.

martedì 9 giugno 2020

Covid19 ed occasioni perse

Si dice che l'uomo è arrivato a primeggiare sulle altre creature perché molto più predisposto al cambiamento, ma credo che consumismo, capitalismo e inquinamento ci abbiamo disabituati al cambiamento e ci abbiano fatto perdere questo primato.
La "pandemia" ha offerto, forzatamente, un laboratorio nel quale sperimentare il cambiamento ma non tutti hanno colto l'occasione per cambiare realmente paradigma, il più delle volte si è adattato alla meno peggio l'ordinario alla situazione straordinaria. A conti fatti fra scuola, imprese, politica, economia, famiglie e individui solo queste due ultime categorie ne sono uscite vincenti anche se i cambiamenti maturati, e i vantaggi portati da questi cambiamenti, potrebbero svanire se non coltivati. Per le altre categorie una occasione persa.

La scuola avrebbe dovuto ripensare e rifondare il concetto di didattica e non demandare l'enorme lavoro svolto da corpo docente in classe a genitori, in parte, e agli stessi studenti trattandoli come universitari autonomi nell'apprendimento. Così facendo si è, quasi, banalizzato il lavoro in classe. La didattica andava evoluta, da rapporto con la conoscenza mediato dal docente, in rapporto esperienziale con la conoscenza: devo imparare i numeri e a contare allora li forgio in pasta di sale questi numeri, li arricchisco di colori e di elementi altrettanto numerosi. Devo imparare il teorema di Pitagora allora costruisco in cartoncino un triangolo e sempre in cartoncino i quadrati sui cateti e sull'ipotenusa, poi tagliuzzo i quadrati sui cateti per farli andare sul quadrato sull'ipotenusa.

Le imprese avrebbero dovuto ripensare il loro modello di business per renderlo adeguato alle nuove condizioni. Avrebbero dovuto investire nei lavoratori messi in tele-lavoro per compiere una migrazione reale verso lo smartworking. Avrebbero dovuto formare i loro collaboratori perché questi arrivassero ad avere percezione dell'obiettivo, dei costi e dei margini garantiti da determinati tempi e livelli qualitativi da rispettare. Le imprese avrebbero dovuto misurare le "performance" del loro business nel nuovo assetto e offrire la possibilità al lavoratore di continuare in smartworking ad andare in ufficio quando e se lui o lei e i suoi obiettivi lavorativi lo avessero reso necessario.

La politica avrebbe dovuto riscoprire la centralità del cittadino piegando, al servizio di questo, burocrazia, leggi e potere. Avrebbe dovuto abbandonare il costante e predominante atteggiamento da campagna elettorale nel quale spreca la quasi totalità delle scarse risorse messe in campo. Avrebbe dovuto imparare a chiedere scusa, scusa dei tagli alla Sanità Pubblica perpetrati per anni, degli investimenti in ambito militare perpetrati per anni, dei tagli ai lavori pubblici. La politica avrebbe dovuto investire nella costruzione di un senso di comunità unita, equa e solidale con atti concreti come versare gli assegni di cassa integrazione il giorno dopo il decreto a tutti gli aventi diritto. Le condizioni c'erano perché il nemico da affrontare era globale e percepito dalla maggioranza della popolazione (come fanno con le guerre).

L'economia avrebbe dovuto reinventarsi e non solo fermarsi. L'economia avrebbe dovuto imparare dai piccoli imprenditori che hanno dovuto dall'oggi al domani prendere gli ordini mediante smartphone, mettersi a fare le consegne a casa, trovare una modalità di pagamento agevole. Sfruttare la riscoperta di un ambiente improvvisamente più salubre, con polveri sottili quasi scomparse e un cielo più pulito per spingere verso tecnologie eco-sostenibili. La ricoperta della sobrietà poteva essere una grande occasione da sfruttare e adottare stabilmente. L'economia ha fatto vincere solo Jeff Bezos (quello di Amazon) quando invece potevano vincere in tanti.

Le famiglie si sono reinventate. Hanno dovuto trovare il modo di usare gli stessi spazi per il lavoro, lo studio, lo svago, il riposo e ci sono riuscite. Hanno dovuto adottare rapporti resilienti e fare fronte comune alle difficoltà economiche. I membri delle famiglie hanno imparato a stare assieme preparando il pane in casa e trovando una serie tv che possa piacere a tutti quanti, ma anche scoprendo, i più piccoli, in cosa consiste la giornata lavorativa degli adulti e gli adulti riscoprendo quanta è complicata la vita scolastica dei più piccoli. Le famiglie hanno costruito rapporti più profondi all'interno delle mura domestiche.

Gli individui hanno, purtroppo alle volte con molta fatica, scoperto cosa gli piace fare. Ci viene in continuazione detto cosa fare e cosa è meglio per noi, come se scoprirlo o imparare a "sentirlo" fosse un peso dal quale qualcuno prova a liberarci, ma ciò avviene solo per convincerci a gli acquisti. I dati dicono che si è letto tanto, si è guardata tanta tv di qualità (si si esiste ancora, costa, non è facile vederla ma esiste), si è impastato tanto e di tutto, si è cucinato tanto, si è parlato tanto, si è riscoperto il senso di comunità: le bandiere esposte e gli appuntamenti sulle terrazze a cantare "bella ciao" erano le esternazioni del senso di comunità. Ci si è riappropriati del tempo una risorsa limitata e preziosa.

mercoledì 15 gennaio 2020

Sulla diversità vista da fuori

E' facile essere anti-razzisti quando si adotta una bimba di colore, è facile essere sensibili verso i problemi causati dalla disabilità quando si ha un figlio disabile. La sfida evolutiva è arrivare a quelle empatie partendo da una famiglia mono-tono e tutti normodotati (grazie a Dio). Se si arriva a questo risultato, intendo una sensibilità profonda verso "il diverso" in genere, il premio è grande, tanto grande quanto profondamente egoistico e quindi l'esatto contrario di tutta l'empatia che ci si è sforzati di costruire in se stessi. Il premio egoistico consiste nell'avere ogni giorno tatuato sul cervello un profondo senso di riconoscenza verso Dio, il fato, Allah, o chi ti pare, del fatto che "non è capitato a te".

La bimba di colore è abituata a sentirsi gli occhi dei bianchi addosso, sai quella sensazione di avvertire fisicamente il peso degli sguardi degli altri che, in mezzo a tanti, si poggiano solo su di te ? Non credo che sia una sensazione alla quale ci si abitui, credo che dia fastidio perché è una costante e credo che dia fastidio alla bimba di colore quanto alla stra-figa che volontariamente o involontariamente attrae gli sguardi e che ad un certo punto vorrebbe poter spegnere quella provocazione (quando starnutisce, quando sta mangiando....). La bimba di colore non si abituerà mai e purtroppo sarà costretta a sviluppare un modo per sopportare quello sguardo che crescendo diventerà alle volte morboso, odioso o curioso e una volta superata la fase di addebitare tutto ciò ai propri genitori e alla loro scelta di mettere lei, un cioccolatino nero in mezzo a tanti cioccolatini bianchi, quando capirà finalmente che era un bisogno, non farà altro che prendersela solo e soltanto con  Dio, il fato, Allah, o chi ti pare, del fatto che "è capitato a lei".

Il disabile è come un uccellino in gabbia oggi, più che ieri, però in una gabbia appesa in un magnifico  (almeno per la visuale dell'uccellino in gabbia) bosco popolato da tanti splendidi uccelli di tante specie diverse che si nutrono, si riproducono, crescono e volano liberi e felici. Lui il disabile magari riesce anche a svolazzare ma in quei pochi centimetri di meta-libertà che gli consente la sua gabbietta. Stando nel bosco non ha neanche la possibilità di concentrare le frustrazioni della sua situazione verso il suo carceriere che magari, umano, gli porterebbe da mangiare e da bere ogni giorno. Allora può prendersela solo e soltanto con  Dio, il fato, Allah, o chi ti pare, del fatto che "è capitato a lui".

Questo per dire che sono profondamente riconoscente verso Dio, il fato, Allah, o chi ti pare, del fatto che "non è capitato a me".